Programmi Sintetici

Storia e fondamenti del counseling

Il counseling si è evoluto e trasformato nei decenni fino ad arrivare ai giorni nostri. Il sostantivo counseling deriva dal latino consulo, che si compone di "cum" e "solere", alzarsi insieme. Esso è traducibile in "venire in aiuto". Con il termine Counseling si possono intendere svariate attività di orientamento socio-psicologico. Negli Stati Uniti, esso si trova fin dai primi anni del '900, quando il termine venne usato per definire attività di orientamento professionale rivolta ai soldati che rientravano dalla guerra e che necessitavano di una ricollocazione professionale. Il counseling è quindi una relazione d’aiuto multiforme per individui, gruppi, famiglie e collettività, con finalità e applicazioni diverse: compresi quelli della prevenzione e dell’emergenza sociale. Si sviluppa sull’idea fondamentale che ogni persona abbia gli strumenti dentro di sé per superare e affrontare le avversità della vita, sviluppare le proprie potenzialità e aumentare la consapevolezza di sé e delle proprie scelte. In particolare, il counseling si discosta dalla psicoterapia per il suo approccio, che punta l’attenzione e valorizza gli aspetti sani della persona, la sua crescita e la risoluzione di difficoltà e momenti di stress legati al momento presente. In particolare, il counseling umanistico si sviluppa, insieme alla psicologia umanistica, negli U.S.A., a partire dagli anni ’60 (ma già nel 1942 uno dei capostipiti, Carl Rogers, pubblica “Counseling and Psychoterapy”). Possiamo considerare come fondatori principali di questo filone di pensiero Carl Rogers, Abraham Maslow, Robert Carkhuff e Rollo May. 
Il  counseling è prima di tutto una relazione tra persone, solitamente due, di cui uno (il counselor) è l’agevolatore che facilita l’emergere dell’auto-consapevolezza dell’altro (il cliente) attraverso l’inte-razione; è un sostegno specifico per un individuo che ”è ok” ma che in un data situazione presenta difficoltà e ricerca un aiuto. L’accento si pone fortemente sulla relazione, sull’incontro tra due anime e il nascere di uno scambio dinamico tra di esse che costruisce un rapporto di agevolazione. Questa dinamica può svilupparsi positivamente se il rapporto è basato sulla fiducia. Rogers afferma che essere meritevoli della fiducia dell'altro richiede una condizione fondamentale: l'autenticità.
Per spiegare questa condizione, imprescindibile, soprattutto  in relazione d'aiuto, Rogers usa il termine congruenza che, a suo dire, caratterizza meglio l'atteggiamento di ogni buon counselor. Infatti solo nel momento in cui si è consapevoli di ogni proprio sentimento, anche se negativo, si è autentici ed unici; e questa è una realtà che viene percepita e sperimentata dagli altri come estremamente rassicurante.
Fondamentale appare lo spessore, prima di tutto umano, della persona che si appresta ad offrire un supporto di counseling. Il counselor possiede attitudini, naturali e sviluppate con l’esperienza, che lo portano a offrire accoglienza, tolleranza e ascolto attivo. E’ donativo, radicato  ed aperto. In una parola: è autentico. Grazie a questo bagaglio personale, può efficacemente astenersi dal giudizio e offrire un’accettazione incondizionata, una condizione essenziale per creare una relazione d’aiuto e ricevere quindi la fiducia necessaria. Con accettazione incondizionata si intende una predisposizione non giudicante verso l’altro e i criteri che la caratterizzano sono:
-           Essere dalla parte del cliente 
-           Essere disponibile e capace 
-           Considerare il cliente nella sua unicità 
-           Riconoscere l’autodeterminazione del cliente 
-           Accettare la buona volontà del cliente 
-           Mantenere la riservatezza delle informazioni
Un elemento inscindibile da quanto sopra descritto e parte attiva della relazione è la capacità di empatia. Empatizzare con una persona significa aver compreso la situazione delle emozioni che sta vivendo, e restituire attivamente all’altro ciò che si è inteso a livello cognitivo ed emotivo, attraverso una identificazione molto profonda e tuttavia scevra da contaminazioni e intrusioni con materiale psichico proprio (cioè senza proiezioni). E’ il cosiddetto “mettersi nei panni” di qualcun’altro: così facendo il counselor fa sentire il cliente degno di attenzione e compreso ad un livello profondo.

Comunicazione scelta e cambiamento

La comunicazione riveste un ruolo fondamentale nella relazione di cura, perché ci permette di esplorare il mondo interno del cliente. Nel nostro percorso sviluppiamo quindi i principi fondamentali della comunicazione e gli assiomi di Paul Watzlawick. Tra le varie prassi di comunicazione che presentiamo, quella che ci convince di più, perché la troviamo più rispondente alle caratteristiche di un approccio basato sulla persona, è la comunicazione nonviolenta di Marshall Rosenberg, allievo di Carl Rogers.
La CNV, detta anche comunicazione empatica, mira a sostenere il dialogo tra le persone e a costruire società basate sull'empatia che tengano conto dei bisogni di tutti. La CNV aiuta a scegliere consapevolmente le parole per esprimere ciò che vogliamo e ad aumentare le possibilità di contatto e comprensione reciproca.
I presupposti fondamentali sono:
-           Ognuno è responsabile dei propri sentimenti e dei propri bisogni
-           Agisco perché "voglio" e non perché "devo"
-           Tutte le azioni sono tentativi per soddisfare i nostri bisogni
-           Abbiamo tutti gli stessi bisogni, ma scegliamo strategie diverse per soddisfarli
-           I sentimenti sono messaggeri dei nostri bisogni soddisfatti e insoddisfatti
-           Quando riveliamo i nostri bisogni, abbiamo maggiori possibilità di soddisfarli
-           I bisogni di ogni persona sono ugualmente importanti e possono essere almeno presi in considerazione
-           I conflitti nascono dalla convinzione che c'è un solo modo per soddisfare una particolare esigenza
-           Prima di iniziare a risolvere un conflitto, prendiamo contatto con l'altra persona

L'essenza della CNV è il contatto con le altre persone e con noi stessi. Quando non c'è il desiderio di entrare in contatto con l'altra persona, nessuna frase ben formulata aiuterà a stabilire un accordo. E quando non abbiamo contatto con noi stessi è molto difficile prestare attenzione e mostrare interesse per gli altri.
Cosa aiuta a stabilire un contatto? Empatia e onestà.
Empatia significa ascolto attento dei sentimenti e dei bisogni. Significa accompagnare l'altra persona, darle la propria presenza senza giudicare. La base di tale contatto è la convinzione che ognuno di noi ha il potenziale per trovare la soluzione migliore per noi stessi quando ci colleghiamo al bisogno più vivo.
L'onestà non è solo verità, è anche un atteggiamento di apertura verso se stessi e gli altri, che si basa sul rispetto e l'integrità e sul diritto di esprimersi.
Gli elementi importanti dell'onestà sono la consapevolezza delle intenzioni (Perché voglio dirlo? Aiuta ad approfondire la connessione tra di noi? Cosa voglio ottenere?) e la chiarezza (Cosa voglio comunicare esattamente?).
Le quattro fasi della Comunicazione Nonviolenta sono uno strumento che ci aiuta a mettere consapevolmente in parole ciò che vogliamo comunicare per aumentare le possibilità di costruire contatti e comprensione. Quando si utilizza la formula dei quattro passi si fa del proprio meglio per mantenere la connessione tra noi e un'altra persona in modo che non sentano critiche e continuino ad ascoltarci con il cuore aperto. 
I quattro passi sono:
1) Osservazioni. Che cosa ha fatto o detto specificamente qualcuno? Non cosa penso di lui
2) Sentimenti. Cosa ho provato? Cosa poteva provare l'altra persona?
3) Esigenze/bisogni. Quale delle mie esigenze/bisogni non è soddisfatta/o? Che cosa è importante? Cosa voglio?
4) Richieste. Cosa vorrei chiedere ora all'altro? La risposta può essere un si o un no.
Di per sé, la CNV è molto semplice, ma di difficile applicazione perché non siamo abituati ad esprimerci in termini di sentimenti e bisogni. Quindi faremo pratica e applicazione concreta alle comunicazioni problematiche.
"La nostra capacità di offrire empatia può permetterci di rimanere vulnerabili, disinnescare la potenziale violenza, aiutarci a sentire la parola 'no' senza prenderla come un rifiuto, far rivivere una conversazione senza vita, e persino ascoltare i sentimenti e i bisogni espressi attraverso il silenzio." (M. Rosenberg)

Psicologie

Pur essendo forniti agli allievi strumenti di conoscenza  generale in ambito psicologico, necessari a sostenere ed ampliare il contesto nel quale inserire il lavoro di cura nel suo aspetto relazionale e psicodinamico, non si affronteranno tematiche proprie dell’ambito clinico e terapeutico, se non per distinguerle dall’approccio caratteristico  del counselor.
L’obbiettivo di queste materie proposte sarà quello di attivare negli allievi, attraverso studi, letture, discussioni, ricerche, esperienze condivise… uno spirito critico che li aiuti ad integrare le teorie con la capacità di ascolto e osservazione delle dinamiche relazionali, attivate nei percorsi di counseling all’interno di diversi contesti istituzionali e in risposta a domande differenti di presa in carico.
Elementi di psicologia generale:
-           diverse definizioni e breve storia
-           specificità metodologiche e di approccio dello psicologo, dello psicoterapeuta e del counselor
-           i metodi di indagine e di raccolta dati (autodescrizione, narrazione,osservazione)
-           modelli psicologici di osservazione e interpretazione della personalità: le teorie dell’ attaccamento (Bowlby),            la Gestalt psychologie (F. Perls), il modello psicoanalitico (da Freud ai giorni nostri), il modello        epistemologico genetico (Piaget), cognitivista, sistemico (Bateson, Watzlawick), le teorie della relazione    oggettuale: la prospettiva psicodinamica (da M. Klein a D. Winnicott)
-           la psicologia nella prospettiva occidentale e in quella orientale (sufi, kabala e abidharma buddista)
-           la scienza della mente: un dialogo tra oriente e occidente

Psicologia dello sviluppo
-           La nascita psicologica del bambino (M. Mahler)
-           Il processo di individuazione e la relazione psiche-soma
-           Lo sviluppo della creatività
-           Il concetto di spazio transizionale e la teoria del gioco di D. Winnicott

Psicologia dei gruppi
-           Nozione di gruppo in vari autori
-           Fattori terapeutici dell’utilizzo del gruppo ( infusione della speranza, universalità, altruismo, apprendimento interpersonale, esperienza emotiva correttiva)
-           Modello di osservazione dei gruppi secondo gli assunti di base di W:Bion
-           Gruppalità interne e individuo (D. Napolitani)
-           Setting individuale e gruppale

Elementi di Psicopatologia
-           Sanità mentale e benessere
-           Visione olistica nell’approccio alla sintomatologia psicologica
-           Dalla nevrosi alla psicosi: descrizione delle difese psichiche adottate
-           La relazione d’aiuto: transfert, controtransfert, l’ascolto empatico
-           Condizioni che favoriscono o prevengono la sofferenza psichica
-           Psicoterapia e counseling: consapevolezza nel prendersi cura

Altre scienze umane

In questo percorso formativo non possiamo prescindere da una cultura di base che ripercorra le fasi evolutive dell’uomo visto come individuo, che si interroga sul senso del suo esistere, in relazione con il mondo conosciuto e sconosciuto  che lo circonda.
Pertanto i diversi livelli di analisi che appartengono alla filosofia, all’antropologia culturale e alla sociologia affronteranno alcune tematiche utili ad inquadrare anche storicamente la nostra crescita come umani.
Il senso dell’esserci ( approccio filosofico), il cammino verso l’integrazione tra natura e cultura (antropologia) e la ricerca di un’armonia tra i bisogni individuali e quelli del gruppo (sociologia) ci aiuteranno a nutrire la nostra umanità e la nostra ricerca spirituale.
Ecco in modo dettagliato il programma che ci accompagnerà:
La filosofia  indaga sul senso dell’essere e dell’esistenza umana, si interroga intorno alla relazione tra uomo, natura e spirito; analizza le diverse metodologie di osservazione e  conoscenza. Presupposto fondamentale di questa materia di studio è l’acquisizione di differenti punti di vista, in un percorso di crescita personale. Il suo contributo può illuminare le tematiche affrontate dal Counseling Umanistico Spirituale, soprattutto quelle riguardanti:
Il senso dell’esserci
-           Introduzione alla filosofia antica, moderna e contemporanea
-           Filosofi presocratici ( Anassagora, Seneca, Eraclito, Epicuro…)
-           Platone: il mondo delle idee e allegoria della grotta
-           Aristotele: i 4 elementi e il nous
-           Scuole sapienziali e gnostiche  ( costituzione dell’essere umano e dell’universo) Pitagora…
-           Osservazione Darwiniana e  Goethiana (esperienza pratica)
-           Steiner: costituzione dell’essere umano come sintesi armonica dell’universo

Attraverso un percorso storico esploreremo come la filosofia ha dato risposte a importanti temi esistenziali. Osserveremo come nelle principali epoche  le risposte cambiano ed evolvono, ma mantengono comunque un filo conduttore invisibile. I temi fondamentali esplorati dalla filosofia classica  hanno gettato le basi del pensiero moderno, così che osserveremo insieme come buona parte del nostro pensare quotidiano è enormemente influenzato dai filosofi del passato. I temi specifici verranno orientati verso il percorso di formazione del Conseling: quali la nascita e l’evoluzione del pensiero logico e come evolve lungo la linea temporale, l’importanza della sequenza dei pensieri, il modello deduttivo e induttivo e come l’ordine interiore apra le porte a creatività e intuizione. Si osserverà come la scelta etica sia base fondante dell’essere perché lo orienta e allo stesso tempo esercita un’ azione di consuetudine per l’individuo, aiutandolo a trovare un accordo armonico tra etica individuale e morale di riferimento.
L’argomentazione filosofica e la dialettica saranno  strumenti base della esposizione delle diverse teorie.
Vedremo, inoltre, come la filosofia individui dei grandi impulsi nell’essere umano, quali istinti, bisogni, ragione, vita dei sensi, intelletto, spirito. Da questa visione globale cercheremo di individuare un focus sul punto centrale dell’ essere, quale io profondo diverso dall’io identificato:” chi parla a chi? chi agisce in me? chi governa il mio essere? “
Faremo esercizio di provare a osservare la stessa realtà attraverso più sistemi filosofici, potremo cosi vivere praticamente come cambiando il pensiero alla base della nostra vita, cambiano automaticamente le osservazioni, i processi e  conclusioni riguardanti le possibili realtà.

L‘Antropologia Culturale studia i comportamenti dell’uomo, che rimandano alla visione del mondo collettiva di un gruppo, ricercando le motivazioni profonde dei fenomeni culturali e collegandoli a credenze e spiritualità.
Prendersi cura della relazione armonica tra mente, cuore, spirito, integrando le diverse parti e la relazione con il mondo esterno è l’obbiettivo generale del lavoro del counselor  e sarà vivificato dall ‘apporto di questa materia di studio, che affronterà la:
dicotomia/armonia tra natura e cultura
-           breve introduzione alla storia del pensiero e dell’evoluzione dell’antropologia
-           relativismo culturale (dogmi e orientamento)
-           relatività linguistica (le parole creano la realtà) Sapir-Whorf
-           nuovi approcci antropologici (la gestione del potere nelle società precolombiane)
-           tecnica dell’osservazione partecipante (esperienza pratica) : riti e rituali contemporanei
Attraverso l’antropologia e l’etnologia esploreremo il rapporto tra l’individuo e la cultura, cos’è la cultura? perché è indispensabile? quante culture esistono? cultura occidentale, islamica, moderna, femminile, ecologica, economica…..: già ad un primissimo sguardo vediamo l’infinità di questo elenco e l’infinita rete delle possibili relazioni, combinazioni, sincretismi, ma anche conflitti e emarginazioni tra di esse e di conseguenza le infinite influenze sull’individuo. Come si pone il Counsellor in relazione a tutto questo? l’antropologia spiegando i meccanismi di queste relazioni può aiutare il counselor ad adottare orientamenti culturali come modelli di riferimento nella relazione tra individui appartenenti a culture diverse, a osservarli e porsi nei loro confronti in modo rispettoso e obiettivo. Vedremo come le diverse scuole antropologiche hanno elaborato strumenti di osservazione sia attraverso i libri, i rituali e la storia di una determinata cultura, sia per la ricerca sul campo fornendo strumenti pratici e utili, come l’osservazione partecipante o l’etnodrammaturgia. Si farà esperienza di strumenti osservativi utili a comprendere e  gestire l’incontro “Io-altro” in modo coinvolto, ma allo stesso tempo senza condizionamenti e  attraverso il rispetto etico e il codice deontologico di questa disciplina.

La Sociologia è la scienza  che studia i fenomeni della società umana, indagando i loro effetti e le loro cause, in rapporto con l'individuo e il gruppo sociale. Il nostro percorso formativo   ritiene importante coltivare una consapevolezza dei vari livelli (individuale, sociale, spirituale) dentro i quali stiamo vivendo una relazione. L’analisi del contesto è fondamentale per definire e orientare risorse verso un percorso di cambiamento.
Io nel gruppo
-           breve introduzione storica del pensiero e dell’evoluzione della sociologia
-           ipotesi sociali a confronto (Hobbes, Locke, Tocqueville, Weber, Marx, Bauman)
-           subculture: analisi della società attraverso l’ottica del relativismo culturale
-           Nascita dell’ecologia ( Haeckel)
-           la triarticolazione sociale di R. Steiner

 

Con la sociologia si cerca di sciogliere il nodo “Io nel gruppo, io in rapporto alla società”: i primi sociologi si interrogavano sul perché l’uomo decide di vivere in modo sociale, indagando i vantaggi e gli svantaggi di questa scelta vista a tutti i livelli dell’essere: bisogni, relazioni, ideali ecc.
Con il tempo però le società si complicarono e diventò sempre più difficile trovare dei modelli mentali per comprendere la relazione Io-società, io e organizzazione. Sono nate quindi  diverse scuole sociologiche come quella di Francoforte o di Chicago, che con strumenti analitici, statistici hanno raccolto dati per studiare  flussi migratori,  mobilità sociale, movimenti demografici. Ma, nell’era contemporanea, anche questo approccio  non è ritenuto più sufficiente per descrivere e spiegare la società che  si frammenta, si puntualizza,  le sub-culture, il rapporto locale-globale e infine la liquidità massima accentuata dallo sviluppo tecnologico.  In tutto questo nuovo sistema di relazioni sociali l’individuo spesso è perso, alienato per mancanza di riferimenti, isolato. Verranno offerti quindi modelli interpretativi della società per aiutare il Counselor a riconoscere le varie situazioni e potersi inserire nel tessuto sociale con sicurezza.

Le professioni della relazione d'aiuto: confini ed elementi di psicopatologia

-           Sanità mentale e benessere
-           Visione olistica nell’approccio alla sintomatologia psicologica
-           Dalla nevrosi alla psicosi:  descrizione delle difese psichiche  adottate
-           La relazione d’aiuto: transfert, controtransfert, l’ascolto empatico
-           Condizioni che favoriscono o prevengono la sofferenza psichica
-           Psicoterapia e counseling: consapevolezza nel prendersi  cura
-           Specificità metodologiche e di approccio dello psicologo, dello psicoterapeuta e del counselor

Etica e deontologia professionale

L'etica e la deontologia professionale dovrebbero rappresentare il comune sentire di una comunità non solo nei confronti del rispetto del codice deontologico e delle linee guida promosse dalla propria associazione professionale di riferimento, ma anche nei confronti di tutte quelle azioni che vanno sotto il nome di "buone pratiche".
La deontologia dunque non può ridursi alla comprensione di un codice deontologico. Deontologia è anche conoscere le leggi e le norme che regolano la propria professione, costruire una rete professionale capace di accompagnare e sostenere i propri clienti o i potenziali clienti, comprendere eticamente i confini professionali sia in riferimento ai limiti personali sia in riferimento ai limiti dettati dai rapporti con le professioni limitrofe al counseling.
Deontologia è anche comprendere il valore etico dello stipulare un'assicurazione per responsabilità professionale, al di là di un suo eventuale obbligo imposto da una norma o da un regolamento.
Deontologia è anche orientare al meglio il cliente in quesiti che, apparentemente, non hanno niente a che fare con la professione come, ad esempio, indicare se le sessioni di counseling sono detraibili o meno dalla denuncia dei redditi.
Per queste ragioni, durante il nostro incontro di etica e deontologia, parleremo di storia del counseling (utile per comprendere da dove siamo partiti e dove e come siamo arrivati), parleremo di ordinamenti professionali (utili per comprendere dove si inserisce professionalmente il counseling italiano), parleremo di norme e di giurisprudenza (utile per capire i limiti propri all'esercizio del counseling), parleremo di orientamenti europei e internazionali (utili per tentare di tracciare scenari futuri).
E naturalmente parleremo anche di deontologia in senso più stretto, confrontandoci sul codice deontologico di AssoCounseling e sui regolamenti propri della nostra professione.

*Riferimenti*:
- Dispensa a cura del docente
- Codice deontologico di AssoCounseling

Promozione della professione

PNL umanistica integrata

La Programmazione neurolinguistica (PNL) è un modello comportamentale che si basa su competenze esplicite e tecniche create da R. Bandler e J. Grinder. Si definisce come lo studio della struttura e della soggettività dell'esperienza.
La PNL studia la configurazione (programmazione) creata dall'interazione tra cervello (neuro), linguaggio (linguistica) e il corpo. Dalla prospettiva della PNL, è questa interazione che produce i comportamenti efficaci e inefficaci ed è responsabile dei processi sottostanti alle eccellenze umane e alle patologie.
Molte delle tecniche di PNL furono derivate dall'osservazione minuziosa di esperti che eccellevano nei propri campi d'azione: psicoterapia individuale e familiare, business, ipnosi, diritto ed educazione. Tale processo viene chiamato modellamento. Esso consiste nel modellare comportamenti effettivi e processi cognitivi che si svolgono dietro ad essi.
Il processo di modellamento in PNL consiste nel trovare come il cervello funziona, analizzando le sequenze linguistiche e la comunicazione non-verbale. I risultati di queste analisi sono quindi inserite in strategie e programmi che possono essere usati per trasferire la competenza ad altre persone e ad altre aree di applicazione.
Un aspetto importante della PNL è la sua enfasi sulla praticità: siccome i processi della PNL sono disegnati su comportamenti e modelli umani effettivi, i valori e le strutture sottostanti ad esse sono spesso intuitivamente riconosciuti anche da persone con poca o niente esperienza pregressa.

La PNL è una scienza comportamentale che fornisce:
•           una epistemologia - un sistema di conoscenze e valori
•           una metodologia - processi e procedure per applicare conoscenze e valori
•           Una tecnologia - strumenti che aiutano nell'applicazione di conoscenze e valori

Oltre le tecniche classiche della PNL, utilizziamo anche quelle messe a punto da Mauro Scardovelli (Aleph PNL umanistica integrata, oggi Aleph umanistica biodinamica) che ha ancorato la PNL alla cornice umanistica e transpersonale, integrando la PNL con i modelli e i contributi più interessanti e significativi nell'ambito della crescita ed evoluzione personale (approccio centrato sulla persona, psicosintesi, analisi transazionale, modelli cognitivisti e sistemici, bioenergetica, biosistemica, corenergetica, psicologie transpersonali).

Psicocorporeità

La materia psicocorporeità comprende tutto ciò che mette in connessione il corpo con la psiche, le emozioni e l’anima.
Il corpo ci parla e parla di noi attraverso posture, dimensioni, struttura e tratti del volto.
Studiando le teorie di Lowen (bioenergetica) sulla struttura dei differenti corpi e sui collegamenti agli stati caratteriali e alle ferite che da bambino abbiamo interiorizzato, possiamo divenire consapevoli maggiormente di noi stessi e degli altri.
Lowen ha suddiviso in cinque categorie l’umanità a seconda della conformazione fisica correlandola ad altrettante caratteristiche emozionali e caratteriali, a seconda dei blocchi energetici che si manifestano nel corpo. 
Attraverso l’osservazione e la conoscenza di queste caratteristiche è possibile individuare il blocco energetico-emozionale sul corpo della persona e con tecniche appropriate sciogliere  le tensioni muscolari, e con conseguente rilascio emotivo.
Anche il volto ci parla di noi attraverso l’osservazione di dimensione, tratti, linee caratteristiche possiamo evidenziare tratti del carattere della persona che abbiamo davanti

Un altro aspetto importante è il linguaggio non verbale, movimenti, posizioni ci trasmettono ciò che la persona veramente prova.
Noi nasciamo con la capacità innata di leggere il corpo ma poi man mano che cresciamo la perdiamo, invece è importante riscoprirla perché il linguaggio analogico  non verbale fa parte della nostra vita quotidiana. Può servirci molto anche nell’incontro con il nostro cliente per avere degli strumenti ulteriori per comprendere come la persona inconsciamente sta reagendo al nostro lavoro.

Infine, le tensioni, i dolori, piccole vibrazioni, caldo, freddo sono messaggi del nostro mondo interiore. Imparando a ascoltare questi messaggi possiamo conoscerci meglio e comprendere che cosa veramente in quel momento proviamo, sentiamo.
Aumentando la sensibilità all’ascolto del nostro corpo e migliorando la sintonia e la risonanza con il cliente, potremmo arrivare a sentire anche i suoi  blocchi energetici emotivi localizzati in una specifica parte del corpo aiutandolo quindi a rilassarli e a comprendere il  messaggio contenuto nella tensione.
Un altro strumento che arriva dall’ascolto profondo del corpo è il riconoscimento dei segnali legati allo stato di benessere o malessere.
Quando stiamo vivendo nel qui e nell’ora in armonia con la nostra essenza, il corpo ha un senso di leggerezza e vitalità, facendoci sentire sani e felici, diversamente potremmo avere sensazioni di malessere e disagio corporeo. Tutto questo ci porta a interpretare attraverso il sentire quali sono le scelte giuste per noi.
Eckart Tolle parla anche di fisicità: “Quando sei nel momento presente aumenti la percezione fisica, senti scorrere il sangue nelle tue vene, percepisci molto di più il tuo corpo, e godi di una vitalità maggiore, quando sei connesso con il potere della tua essenza, tutto arriva naturalmente.”

Movimento sensazione

“Se l’esperienza corporea costituisce il primo rudimento del senso di sé, l’attenzione al corpo e al movimento può aprire una via per recuperare le parti di sé scisse e dissociate” (K. Bloom).
Questo è lo spirito con il quale utilizzeremo alcune pratiche della danza sensibile in integrazione con un setting arteterapeutico.
Il movimento è un’ espressione del corpo che diventa mezzo e strumento di integrazione e crescita emotiva, sociale e psicologica. Nel setting di “Movimento Sensazione”  si crea un “ambiente facilitante” (Winnicott) in cui è possibile esprimere e organizzare i vissuti corporei e affettivi. Tale approccio promuove l’utilizzo del corpo e del movimento per attivare canali di espressione arcaici, dove gli strati più profondi della personalità sono resi progressivamente coscienti e condivisibili all’interno di una relazione significativa. Si stabilisce così  una comunicazione sensibile con la persona, sintonizzandosi  a livello motorio, simbolico e psicodinamico, favorendo  l’integrazione di esperienze corporee e affettive  che diventano così riparative e trasformative.
La Danza Sensibile®, inventata da Claude Coldy e una coppia di osteopati francesi (G Louis e Mary Dupuy),  propone di attivare un movimento cosciente, che   intende condurre ad una maggiore conoscenza di sé, del proprio corpo, delle proprie sensazioni ed emozioni..Tale pratica stimola la rivisitazione di  alcune tappe fondamentali dell’evoluzione, rivivendo consapevolmente il processo di verticalizzazione dell’essere umano, in maniera da ritrovare il senso e la potenzialità contenuti nella forma e nella struttura dei nostri corpi, e della loro memoria evolutiva . Ci confronteremo con le risposte inattese che emergono spontaneamente dal corpo, riattualizzandole nella nostra relazione al presente, aprendo nuove possibilità di espressione. La DS propone di partire dall’ascolto sottile per danzare lo spazio interno ed esterno e vivere la propria danza dell’attimo presente, frutto del dialogo dinamico tra sensazione e movimento interno.

La risoluzione dei conflitti interni ed esterni

Nella nostra esperienza, i clienti spesso ci chiedono un supporto di counseling perché si trovano davanti ad un blocco: con sé, con qualcuno, con il mondo. Quello che tiene in piedi questo stato è sentirsi dalla parte della ragione. Io ho ragione, tu hai torto; io sono Ok, tu non sei Ok (le posizioni esistenziali dell'Analisi Transazionale). Siamo nel livello di coscienza dell'ego, dove l'unica possibilità è lo scontro o la fuga, perché solo uno dei due contendenti ha ragione. La logica esclusiva "o io o te". Quello che sostiene questa posizione è il giudizio, perché in un conflitto noi non reagiamo alla realtà, ma a quello che pensiamo di essa (Ellis).
L’uscita dalla posizione conflittuale implica un passaggio di coscienza dall'ego all'Io. L’io funziona come un direttore d'orchestra (Assagioli). A livello dell’ego, ciascun musicista suona per proprio conto, magari più forte possibile per coprire gli altri. Un po' come succede nella fase dell'accordo dei propri strumenti. Ma quando arriva il direttore (io), tutto si ferma e tutti aspettano il suo segnale, tutti lo ascoltano. Un io sano, fa la stessa cosa con le proprie parti interne.
Nella relazione, abbiamo bisogno di uscire dallo stato di identificazione col proprio pensiero ed emozione, con la propria posizione per considerare l'altro. E per fare questo, abbiamo bisogno di considerare non le posizioni, che sono sempre inconciliabili, ma gli interessi che le posizioni sottendono (i bisogni, secondo la comunicazione nonviolenta). questo avviene perché gli interessi e i bisogni, non quelli carenziali dell'ego, sono universali. E allora cambia la posizione percettiva e possiamo esplorare il problema in prima persona (il mio punto di vista), spostarsi in seconda persona (il punto di vista dell'altro) per "mettersi nei panni dell'altro e scoprire le sue ragioni; per poi spostarsi nella terza posizione, equidistante dalle due, per arrivare ad una soluzione creativa, impossibile da vedere prima, che mette insieme le ragioni dell'uno e dell'altro.
Quando si intraprende un percorso personale  di ricerca spirituale diventa più facile capire che eventuali tensioni con un'altra persona sono il segnale che abbiamo ancora sofferenze da guarire. L’antagonista in realtà è per noi maestro che avendo attivato il nostro ego ci indica il percorso di guarigione da seguire.
Questo stato di nervosismo è anche indice che non si è ancora raggiunta l’armonia e l’unione tra le varie parti del nostro Io.
Di conseguenza, in questi casi, è opportuno effettuare subito gli esercizi di purificazione utilizzando le tecniche per unire e far comunicare fra loro i differenti stati della personalità con l’Essenza.
Per ottenere questo risultato vanno effettuati gli esercizi di visualizzazione e disidentificazione.
Questa è un'immagine del nostro percorso sulla risoluzione dei conflitti. Oltre alla comprensione cognitiva, occorre esercizio e applicazione per interiorizzare una nuova modalità di relazione, a tutti i livelli.

Spiritualità

La spiritualità non può essere spiegata ma vissuta; è un’esperienza di connessione con la propria essenza, in uno stato di coscienza differente che ci fa vedere la realtà con occhi diversi.
Quando siamo connessi veramente, siamo in uno stato di trascendenza dai bisogni, in contatto con il Tutto che ci circonda, dove non esiste né spazio né tempo. In questo stato abbiamo nelle relazioni  un atteggiamento di amore incondizionato, e le singole problematiche vengono vissute con distacco e tutto diventa quasi insignificante e risolvibile. Un sentimento che attiva tutto questo è la gratitudine: quando siamo grati alla vita per quello che abbiamo in questo momento siamo connessi a quello che viviamo ora senza aspettare quello che deve ancora venire e che ci crea ansia.
Tutto il corpo è rilassato, percepiamo la felicità e non c’è spazio per la paura.
Tutto ciò è già all’interno di noi: è necessario attivare la luce dentro di noi ma questo non è tutto. La connessione alla mia luce interiore, non è contemporaneamente la connessione alle luci delle altre anime, e di tutto l’universo.
In questa dimensione abbiamo tutte le risposte, comprendiamo il senso della nostra vita, capiamo quali sono le scelte giuste e perché si presentano gli ostacoli e come fare a superarli.
Gli strumenti per connettersi con la nostra vera natura, sono derivati dalle diverse tradizioni sapienziali sia orientali sia occidentali, in un’ottica di multidisciplinarietà. Essi sono:

  • la meditazione (vipassana, metta, buddhista zen, mindfulness, Kriya yoga, tonglen, meditazione camminata, meditazione di compassione). Pratica che ci aiuta ad avere una maggior consapevolezza di quello che ci accade e una maggior presenza mentale, per portare così la spiritualità nella vita quotidiana, “il cielo in terra” in modo che i nostri gesti, i nostri comportamenti diventino meditazione attiva.
  • Pratiche di visualizzazione
  • Tecniche di azzeramento delle memorie emotive limitanti. Occorre purificare le emozioni, le credenze e i modelli culturali che sono stati interiorizzati nel tempo e ci riportano allo stato mentale dell’Ego, in modo da essere noi a guidare la nostra vita e non essere guidati dalla nostra mente automatica o da altre menti.
  • Pratiche di sviluppo della capacità intuitiva
  • Tecniche di silenzio interiore. Quando riusciamo ad avere una mente silenziosa e il corpo rilassato, poniamo le condizioni per poter pian piano trasformare le nostre memorie emotive automatiche.

Consideriamo nel nostro percorso le grandi tradizioni sapienziali, a cui le tecniche di benessere e sviluppo personale occidentali hanno attinto a piene mani. Direttamente quindi da alcuni maestri che hanno incarnato nella loro vita le loro scoperte, intuizioni, conoscenze e pratiche per vivere bene ed essere felici: Thich Nath Hanh, Sri Aurobindo e Mère, P. Yogananda, J. Khrishnamurti, Sri Nisargadatta Maharaj, Tenzin Gyatzo (Dalai Lama), Eckart Tolle, di cui riassumiamo il pensiero, perché rappresenta la sintesi perfetta tra millenni di saggezza e il sentire contemporaneo.
Il messaggio di Eckart Tolle ha le radici negli insegnamenti delle scuole mistiche più antiche ed è definito un maestro spirituale contemporaneo. Basa il suo messaggio sull’importanza di stare con la presenza nel “qui e nell’ora”, spegnendo il chiacchiericcio mentale siamo in grado di stare in silenzio e di scostarci dall’ingombro del nostro Ego che si percepisce frammentato e sconnesso dagli altri esseri.
E’ dal nostro Ego che arriva quella continua sensazione di mancanza che dobbiamo per forza colmare. La tecnica basilare è fare l’osservatore, ricollegandoci all’Essere.
Questi sono i concetti principali della sua filosofia di vita:
“Siate la presenza che siete in quel momento, senza lamentarsi, voi siete l’ampio spazio in cui tutto accade, questo è essere illuminati.”
Quando siamo completamente presenti, consapevoli e accettiamo tutto ciò che c’è,  il dramma della nostra vita non entra più, smettiamo di identificarci con la nostra storia e non siamo più in conflitto né interiormente né esteriormente.
“Il piccolo me è infelice, noi ci identifichiamo con questo piccolo me che è infelice, perdendoci il potere che c’è nell’attimo presente”.
“Lo stress è causato dal voler essere là invece di essere qui, cioè spostare la percezione nel futuro oppure nel passato”, tutto questo dilania la tua persona. La vita ti vuole supportare ma prima devi aprirti alla vita.”

Oltre la fisica quantistica: universo oleografico e spiritualità

Iniziando dall'illustrare il paradigma del metodo scientifico, sia della fisica classica sia della meccanica quantistica, si esplorano gli ambiti di applicabilità ed i confini della conoscenza a cui la scienza dà accesso (meccanica quantistica, astrofisica, energia oscura e materia oscura, contributo della statistica: impatti tecnologici, culturali e filosofici).
Trascendendo il metodo scientifico, si esplora "il resto" con un approccio comparato inclusivo delle scuole misteriche e discipline esoteriche degli ultimi secoli, illustrando l'anatomia energetica nelle sue principali funzioni e interrelazioni.

Counseling di gruppo

Perché ci interessiamo da anni al counseling di gruppo?  Perché quando delle persone interagiscono insieme, si attiva quella che viene chiamata la "mente di gruppo".
Sociologi e psicologi sociali, senza negare l'importanza della motivazione individuale, hanno sottolineato una qualità e intensità distintiva dell'interazione sociale. Ernest Burgess, insieme a Park, associa il comportamento collettivo alla "reazione circolare", un tipo di interazione in cui ogni persona reagisce ripetendo l'azione o rispecchiando il sentimento di un'altra persona, intensificando così l'azione o il sentimento dell'autore.
Un altro flusso di pensiero ha sottolineato la differenza di intensità piuttosto che il tipo di interazione. Gabriel Tarde e Alfred Binet, hanno rilevato che le normali tendenze imitative e la suggestionabilità possono essere intensificate nel comportamento collettivo e che le persone fanno quello che volevano fare, ma per il quale mancava loro l'occasione e il sostegno di altri che la pensano e sentono allo stesso modo.
Queste teorie di interazione sono state etichettate come teorie del contagio e della convergenza, rispettivamente le prime sottolineando la diffusione contagiosa dell'umore e del comportamento; le seconde sottolineando la convergenza di un gran numero di persone con predisposizioni simili. Entrambi hanno cercato di spiegare perché un gruppo di persone si sente e agisce all'unanimità, intensamente e diversamente dal modo in cui agiscono abitualmente.
Attivando la mente di gruppo, attiviamo quindi elementi diversi, quali: sostegno, stimolo reciproco, attivazione energetica maggiore, cambiamenti più veloci e rispecchiamento di se stessi nell’altro. Il gruppo visto dal punto di vista della condivisione di talenti, doni e capacità, diventa una grande ricchezza perché si può imparare non solo dagli insegnanti della scuola ma da tutti i partecipanti al gruppo.

Un altro elemento importante dell'interazione di gruppo, è che possiamo mettere in scena i diversi ruoli presenti nelle situazioni problematiche e i diversi punti di vista di un cliente, facendo così emergere le dinamiche esistenti, le possibili soluzioni, portando dei correttivi alla storia per come è avvenuta realmente.
Ulteriori sviluppi
La mente di gruppo consente di aiutarci vicendevolmente. I gruppi che abbiamo seguito in passato hanno portato ad un aiuto vicendevole tra le persone, ad un sostegno morale e un supporto energetico reciproco, facendo sentire le persone protette e accompagnate.
Lynne McTaggart, nei suoi studi sul campo quantico e sulla scienza dell'intenzione, ha trovato prove del fatto che tutta la realtà poteva essere connessa attraverso il Campo del Punto Zero, un campo di energia quantica sottostante e una vasta rete di scambi di energia. In numerosissimi esperimenti, alcuni biologi e ricercatori hanno fornito prove del fatto che i nostri pensieri non sono chiusi nella nostra testa, ma sono capaci di superare i confini fisici e in grado di attraversare persone e oggetti e persino di influenzarli. I suoi studi scientifici hanno dimostrato l‘ influenza di una intenzione comune rispetto a un problema: un'intenzione comune di gruppo, anche a distanza, porta aiuto e cambiamento alla persona destinataria. La mente di gruppo, quindi, può essere messa a disposizione di un’intenzione di gruppo in modo da aiutare una persona a stare meglio circa un'intenzione precisa.
L'ultima frontiera della sua ricerca, fa fare un ulteriore passo. Nuovi studi dimostrano che l'esperienza stessa dell'inviare un'intenzione in gruppo, innesca grandi cambiamenti nelle persone: modifica la percezione della coscienza individuale, elimina i senso di separazione e individualità e pone i membri del gruppo in quello che può essere descritto come uno stato di unità estatica. L'effetto più potente dell'intenzione di gruppo avviene proprio su chi invia l'intenzione.
La motivazione umana di ciò è che ci fa sentire utili e quindi importanti, mentre quella più spirituale è che quando facciamo delle azioni o mandiamo pensieri di compassione e di amore, si alzano le nostre energie e di conseguenza migliora il nostro benessere . Quando siamo connessi con la nostra coscienza divina, siamo in uno stato di grazia e di gioia e quindi portiamo amore non solo agli altri, ma in realtà aiutiamo molto anche noi stessi.
Anche nel Vangelo c’è la citazione “quando siete riuniti nel mio nome, io sono in  mezzo a voi”: c’è qui un chiaro riferimento al gruppo che diventa trasformativo e dà un'accelerazio-ne ai processi di evoluzione, velocizzandoli.

Le principali teorie e le pratiche che utilizziamo nel counseling di gruppo sono: metodi attivi moreniani, Playback Theatre, costellazioni strutturali, artiterapie ed espressione teatrale.

Sociodramma e metodi attivi moreniani

J. L. Moreno intuì le potenzialità pedagogiche e di trasformazione sociale del teatro e del gruppo, grazie all'osservazione del gioco di ruolo dei bambini. Nascono così psicodramma, sociometria, sociodramma e role play.
Il modello sociodrammatico di apprendimento interpersonale e di valorizzazione del gruppo, venne a lungo sperimentato da Moreno negli anni ’20 del secolo scorso  in ambito scolastico e, complessivamente, negli ambiti organizzativi, trovando poi sviluppo e diffusione in tutto il mondo. La metodologia attiva propria dell’approccio sociodrammatico vede come protagonista il gruppo che chiede ai singoli di "agire" quei ruoli che li fanno appartenere alla compagine sociale e collettiva. L'individuo è un certo padre, una certa madre direbbe Moreno. Ma, al contempo, è padre o madre di un determinato contesto sociale e storico che chiede di essere considerato come tale, allontanandosi da quello privato, proprio dello psicodramma. L'azione favorisce la creazione di contesti in una dimensione di “come se”, di gioco relazionale, in cui è possibile sperimentare nuove possibilità di ruolo (sociale e collettivo), potendo cambiare prospettiva da cui considerare le situazioni. E trovando risposte adeguate alle richieste esterne ma al contempo più soddisfacenti rispetto ai propri bisogni e alle proprie convinzioni. Nulla di astratto, quindi, ma sempre l’agire del ruolo, attraverso le tecniche psicodrammatiche del doppio, dello specchio e dell'inversione di ruolo, come cardine di sviluppo e di cambiamento, come stimolo alla riflessione sui singoli come appartenenti ad un sistema nel suo complesso.
All'inizio di una sessione di counseling di gruppo, utilizziamo spesso la sociometria.
La parola sociometria deriva dal latino socius, (sociale) e metrum, (misura).  Dagli scritti di Jacob L. Moreno si evince che la sociometria è “un’indagine sull’evoluzione e l’organizzazione dei gruppi e la posizione degli individui al loro interno. In quanto scienza dell’organizzazione sociale, essa affronta i problemi non dall’esterno del gruppo o dalla superficie, ma dall’interno. Le osservazioni sociometriche rivelano la struttura nascosta che dà a ogni gruppo la sua forma: le alleanze, i sottogruppi, le credenze nascoste, gli impegni dimenticati, le convinzioni ideologiche, la star dello show”. La sociometria è un modo di misurare il grado di relazione tra le persone. La misurazione del grado di parentela può essere utile non solo nella valutazione del comportamento all'interno dei gruppi, ma anche per ottenere risultati positivi e per determinare l'entità del cambiamento.

Playback Theatre

Il Playback Theatre, messo a punto da Jonathan Fox negli anni '70 del secolo scorso, è una forma originale di improvvisazione teatrale in cui i partecipanti condividono emozioni, storie e situazioni legate alla propria esperienza per poi vederle rappresentate immediatamente, attraverso improvvisazioni sceniche e musicali, da "attori" scelti dal narratore tra gli altri partecipanti del gruppo. 
Il Playback Theatre connette le esperienze di una persona con quelle delle altre implicate nel gruppo; coinvolge individui e gruppi, unicità e collettività, persona e organizzazione.
Il Playback Theatre è efficace per la condivisione di temi e l’individuazione di nuovi orientamenti e strategie collettive. Risponde al bisogno umano di narrare  e di ascoltare storie. Il Playback, attraverso la rappresentazione scenica, riesce poi ad andare oltre al racconto cercando di  riscoprire il significato profondo delle esperienza umana per condividerla con gli altri.
Mentre in una performance ci fermiamo alla messa in scena della storia del narratore, senza nulla aggiungere, nel counseling di gruppo utilizziamo le tecniche del role play e quelle messe a punto nella precedente esperienza della scuola di Counseling Espressivo Relazionale di Gruppo (CERG) di cui sono stato co-fondatore (Giacomo Volpengo) per esplorare, approfondire, trovare nuove soluzioni e modalità alternative della storia narrata.
Mentre nella scuola CERG fornivamo una intensa formazione di Playback Theatre, con l'obiettivo di formare gli studenti ad essere performer e conduttori di performance, qui ci limitiamo a fornire le conoscenze necessarie a mettere in scena e a gestire le storie narrate in un gruppo di counseling, senza preoccuparci troppo della parte attoriale ed estetica.

Pratiche teatrali per la cura della persona

Pratiche teatrali per la cura della persona
Nel secolo scorso i grandi maestri del teatro hanno elaborato pratiche per gli attori che si possono estendere a tutte le persone.
Il teatro è, sostanzialmente, “presenza”.  Attore e spettatore sono presenti nello stesso tempo e nello stesso spazio, quindi chi parla può ascoltare “in diretta” chi ascolta: così si genera un circuito di comunicazione che può essere messo al servizio della conoscenza di sé e degli altri. Per "gestire" questo circuito gli attori devono essere "presenti a sé stessi". Devono potersi vedere e sentire in modo profondo.
Questa conoscenza si sviluppa attraverso pratiche che possono derivare dalle danze popolari o dallo yoga, dalle tecniche vocali delle diverse culture, dalle pratiche meditative orientali o dagli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola.
Queste pratiche, che per Stanislavskij e per Mejerchol’d, nei primi decenni del Novecento, erano “allenamento dell’attore”, con Grotowski cominciano ad estendersi alla cura della persona. Non sono solo gli attori ad aver bisogno di una conoscenza profonda di sé stessi e degli altri: tutte le persone ne hanno bisogno.
Le tecniche del teatro si prendono cura della persona da sempre. La tragedia, nella Grecia classica, era il luogo dell’incontro della comunità. Era la sede della pratica democratica. Il dibattimento nell’aula del tribunale fino ai talk show della televisione di oggi affondano le radici nel teatro greco, incubatore delle società, delle comunità. Lo psicodramma, utilizzato dalla psicanalisi da decenni, nasce dalla scena in cui Amleto mostra allo zio l’assassinio del padre, innescando un percorso di verità.
Le pratiche del teatro supportano la socialità, la medicina, l’educazione. Perché alla base di queste necessità umane c’è sempre la capacità di STARE, di abitare consapevolmente il proprio tempo e il proprio spazio. In autonomia o in relazione agli altri esseri umani.
L’esercizio di base, la SCHIERA, consiste nel reimparare a camminare. Dal semplice fluire di un passo dopo l’altro si ricostruisce l’equilibrio fisico della persona. Attraverso esercizi che mettono all’erta ogni singolo muscolo si comprende il rapporto tra il ritmo, il tono e il volume delle nostre azioni. La combinazione di ritmi, toni e volumi determina composizioni che sfociano nella danza consapevole. La Schiera insegna la comprensione delle relazioni tra le persone.

Drammaterapia

Il termine “dramma” viene qui utilizzato nella sua accezione più antica: deriva infatti dal greco e vuol dire azione. Non viene quindi identificato con il testo scritto, ma è l’insieme delle tecniche e dei modi tipici dell’azione teatrale.
Negli anni '70 del secolo scorso, si iniziò a sviluppare modi per portare il teatro nelle comunità e sviluppare la sua capacità di educazione, di attivismo politico e di benessere. In quel contesto che si sviluppa la drammaterapia. Sue Jennings e Marian Lindkvist hanno contribuito enormemente allo sviluppo iniziale della Drammaterapia (e hanno continuato a farlo), così come molti altri, provenienti da contesti diversi come la psicoterapia, altre terapie artistiche, antropologia, educazione, professionisti delle arti teatrali, teologia, psicologia e psichiatria.
La drammaterapia è quindi l’uso degli aspetti curativi del teatro come processo di aiuto. E’ un metodo di lavoro che utilizza i linguaggi ed i processi teatrali come veicolo per facilitare creatività, immaginazione, apprendimento, crescita ed introspezione. Il lavoro non è finalizzato ad una produzione artistica, ma focalizza la sua attenzione sul percorso stesso. I linguaggi utilizzati sono il gioco teatrale, l’improvvisazione, il movimento, la voce, l’utilizzo di miti, riti e favole, il gioco di ruolo, i burattini e le maschere. Sono tutti linguaggi che derivano dal training teatrale, ma applicati in modo da favorire il “sentire”, il “portare fuori”, il “comunicare”
Il percorso drammaterapeutico si sviluppa attraverso l’interazione di gruppo, che consente di rivisitare in modo simbolico e metaforico le esperienze personali, le relazioni e le dinamiche con gli altri in uno spazio sicuro, in un clima di tolleranza e collaborazione.

Arteterapia

Arteterapia è un termine che compone la parola arte con la  parola terapia ed emerge negli anni ‘50 in seguito ad osservazioni fatte negli ospedali psichiatrici su pazienti che traevano beneficio disegnando e dipingendo . All’ epoca si fece riferimento ai concetti psicoanalitici del primo Freud relativi ai processi inconsci e alla sublimazione. Via via che la ricerca psicologica  avanzò ( teorie della relazione oggettuale, teorie sull’attaccamento, neurobiologia e neuroscienze )  si sottolinearono altri aspetti relativi al processo creativo e alla relazione paziente terapeuta, come fattori di sostegno alla conoscenza di sé e al benessere personale. Pertanto si iniziò ad usare il linguaggio analogico dell’arte oltre che in ambito terapeutico, anche in altri ambiti, come la prevenzione, l’educazione, il  counseling.
L’Arteterapia è  una disciplina che, utilizzando le tecniche e la decodifica dell’arte grafico-plastica, ovvero  il linguaggio analogico dell’emisfero destro del nostro cervello , ha l’obbiettivo di ottenere da chi la utilizza dei manufatti che racchiudono in sé pensieri ed emozioni, i quali, messi in gioco nella relazione, diventano simboli comunicabili. Questa pratica  lavora sul sostegno delle “parti sane” dell’individuo favorendone la loro espressione.
L’Arteterapia offre, attraverso le sue proposte, condizioni favorevoli a sostenere e fortificare il nostro processo creativo, la nostra capacità di trovare risposte nuove a situazioni nelle quali ci troviamo incastrati. Lo fa attraverso un setting costituito dall’atelier, che è uno spazio accogliente dove si trovano diversi materiali artistici che funzionano un po’ come le parole nella comunicazione verbale; l’ascolto empatico dell’arteterapeuta stimola la produzione creativa, focalizzandosi più sulla relazione   ed il processo piuttosto che sul prodotto e l’estetica. I materiali artistici diventano così veicolo di emozioni e sentimenti, la “materia” attraverso la quale il mondo interiore dell’individuo può manifestare la sua forma. I materiali artistici possiedono qualità diverse a cui noi rispondiamo sia cognitivamente che emotivamente. Per fare un esempio possiamo dividere questi materiali in liquidi, cioè che hanno bisogno di acqua per esprimersi  (tempere, acquarelli, argilla….)  e secchi (matite, gessi, pennarelli…..). I primi evocano esperienze infantili, corporee, dove le emozioni lasciano il posto al controllo, viceversa i secchi rimandano a forme precise, controllo del segno  e dei sentimenti….. Non  è importante   associare rigidamente a ciascun uso una caratteristica della persona o un livello evolutivo, ma risuonare con il  bisogno che esso esprime con l’obiettivo di sostenere un processo di conoscenza di sé e di crescita.
Nel counseling di gruppo, l’opera del singolo si incrocia con quella degli altri e l’eco delle diverse immagini costruisce una storia che parla ad ognuno, aprendo spesso orizzonti sconosciuti.